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MBRenato La Monica

Questa sezione serve a far comprendere a chi non ci conosce il nostro modo di fare informazione. Quattro articoli per entrare nello spirito "rancoroso" di Magazine Bianconero. Passione e nostalgia nel pezzo dedicato a Gianni Agnelli, ironia e umorismo amaro nel commento e nelle pagelle di una qualsiasi partita della Juve, disincanto e lirismo nell'editoriale scritto prima di Juve-Chelsea e lungimiranza e competenza nel valutare, con larghissimo anticipo, il flop di Felipe Melo.


Undici maglie bianconere (25 Gennaio 2008)

 

 Ci sono ricordi che hanno la vista sul mare. Ricordi che illuminano a giorno il cuore. Ricordi che camminano al tuo fianco sui marciapiedi della nostalgia. Ci sono pensieri che indossano un soprabito grigio. Pensieri discreti, avvolti in un foulard. Pensieri che chiedono il permesso di entrare nell'anima. Sono ricordi e pensieri magici. Come se una forza invisibile li proteggesse dai temporali e dalla furia del vento. Sono indistruttibili come la roccia ma hanno la leggerezza di un delfino. L'eleganza di un gabbiano. La tenerezza di un gattino appena nato. Ci sono uomini potenti che usano il potere con signorile distacco. Forse perchè considerano il potere solo un noioso gioco di società. Uno spettacolo minore, un film squallido, interpretato da attori mediocri. Ci sono uomini ricchissimi che detestano il denaro. Al punto da trattarlo con fastidioso disprezzo, come un male necessario. Ci sono uomini ricchissimi e potenti che hanno il garbo di non far pesare al prossimo il proprio stato sociale. Uomini che hanno come tratto distintivo la sobrietà. Uomini che usano l'understatement per tenersi alla larga dalla volgarità del mondo. Ci sono uomini che hanno tutto ma è come se non avessero niente. Che sono veramente felici quando si tuffano nudi nelle acque della Costa Azzurra o quando vedono entrare in campo undici maglie bianconere. Ci sono uomini che non ci sono più e che ci mancano terribilmente. Uomini unici come Gianni Agnelli. Ci manca la sua capacità di riassumere anche i discorsi più prolissi ed ampollosi con una sola, fulminante battuta. Ci manca il grande intenditore di calcio. Ci manca la sua erre moscia, quel suo incedere faticoso ma sicuro. Manca a noi ma, soprattutto, manca alla Vecchia Signora. Per lui la Juve era una passione vera, da non confondere in alcun modo col business. Per lui la Juve era come una cascata di coriandoli, come l'arcobaleno dopo la pioggia. Un momento di totale abbandono. Un modo per ripercorrere gli ampi corridoi dell'infanzia. Oggi lo immaginiamo in un luogo tranquillo, dove può sentire il profumo dell'erba appena tagliata. Un posto che assomiglia ad uno stadio. Forse se chiude gli occhi un istante, anche se magari è l'unico spettatore, gli sembrerà di vedere ancora undici maglie bianconere che entrano in campo.

Juve-Catania: commento e pagelle (25 Settembre 2008)
La Juve parte col freno a mano tirato ed imbocca l'autostrada a velocità moderata. Quasi un viaggio di piacere: in giro non non sono segnalati Tir ed il traffico appare scorrevole. Dopo sedici minuti di guida distratta, ecco il primo sorpasso: Giovinco dipinge un traversone che sembra l'inno alla gioia di Beethoven, Amauri stacca da terra come se volesse arrampicarsi sul Taipei Financial Center (il grattacielo più alto del mondo) e il pallone gonfia la rete. La Juve, appagata dal panorama, decide di fermarsi al primo autogrill. Due rustichelle, tre Camogli, quattro birre ed un tamarindo: buona digestione a tutti. Intanto il Catania guadagna metri. Zenga non ha lasciato nulla al caso: il pullman è pieno di ombrelloni e sedie a sdraio. Messaggio facile da decodificare: dovete giocare come se fosse la partita dell'ultima spiaggia. Così i siciliani, arrendevoli contro l'Inter, diventano belve umane al cospetto della Juve. E nessuno, per carità, si permetta di malignare sul passato nerazzurro di Zenga. Il Catania corre, la Juve cammina. L'aggancio è inevitabile: Legrottaglie e Chiellini faticano a smaltire gli effetti della rustichella e Plasmati, rigorosamente a stomaco vuoto, li beffa. L'abbiocco catatonico dei bianconeri termina qui. La Vecchia Signora guarda l'orologio e capisce che potrebbe arrivare in ritardo al rendez vous con la vittoria. Adesso il piede affonda sull'acceleratore e l'andatura diventa fin troppo sostenuta. Limiti di velocità ampiamente superati: traverse, mischie furibonde e assalti al fortino di sdraio ed ombrelloni allestito da Zenga. Ma il risultato non cambia. Alla fine arriva la stradale, la Juve se la cava con poco: appena due punti in meno sulla patente scudetto. Nulla di preoccupante. Per il momento il camaleonte non è solido ma piuttosto molle. E la revisione, più che alla vettura, servirebbe al conducente.
Le pagelle di MB
Manninger 6 - Abituato ai valzer di Strauss, è costretto a sorbirsi "Ciuri Ciuri".
Grygera 5,5 - Dalle sue parti si mangia e si beve gratis.
Legrottaglie 6 - Chiude tutte le tapparelle, tranne una.
Chiellini 5 - Si esibisce nella riuscita imitazione di Boumsong.
De Ceglie 6 - Per fare peggio di Molinaro ci vuole il brevetto.
Marchionni 4 - Forse ha lasciato i documenti in infermeria.
Marchisio 6- Presente ma confusionario.
Poulsen 6- Un ragioniere che, per fare uno più uno, usa la calcolatrice.
Giovinco 7 - Dalla sua scatola magica esce di tutto: un cioccolatino per Amauri (leggi assist) e mille sorprese che non si dovrebbero mai negare a chi ama il calcio. Altro che panchina: è uno da posto fisso.
Del Piero 7 - Meraviglie assortite ed una traversa che grida ancora vendetta. Uno degli ultimi ad arrendersi.
Amauri 7 - Un gran bel gol, una traversa e molto altro. Si sta calando nella realtà bianconera.
Salihamidzic 5,5 - Far entrare subito Nedved sembrava brutto?
Tiago Sv - Entra quando il bar sta per abbassare la saracinesca.
Nedved Sv - Vedi Tiago. Ma Pavel almeno si batte.
Ranieri: a casa. - Fa giocare Giovinco (era ora) ma presenta in campo una squadra flaccida ed un Marchionni irriconoscibile. Cambi al solito tardivi.

La partita perfetta (10 Marzo 2009)
La partita perfetta non esiste. Perchè nell'eterna ricerca della perfezione, appunto, c'è sempre qualche piccola (a volte fatale) imperfezione. Un errore di punteggiatura, un asterisco fuori posto, una parentesi che non si chiude. La partita perfetta non esiste. Nella forma e nella sostanza. Nei muscoli e nel cuore. Esiste la partita quasi perfetta. Quella dove ti riesce tutto e forse anche di più. Quella dove gambe, anima e cervello diventano una cosa sola. Tipo quella giocata dalla Juve il 14 Maggio 2003. I bianconeri, sconfitti di misura al Bernabeu, affrontano al Delle Alpi i (presunti) galacticos. Segnano Trezeguet e Del Piero. Tutto sembra filare liscio, ma la partita perfetta, appunto, non esiste. Ecco quindi il primo contrattempo: lo svizzero Meier decreta un rigore a favore degli ospiti. Sul dischetto si presenta Figo, ma Buffon sventa la minaccia. La cavalcata di Nedved, conclusa con un tiro di rara bellezza, sembra riportare il match sui binari magici della perfezione. Ma la partita perfetta, appunto non esiste: Pavel, diffidato, rimedia un cartellino giallo e chiude la gara piangendo tra le braccia di Di Vaio. Salterà la finale di Manchester: chissà come sarebbe andata con il ceco in campo. Altra Juve. Altro passo. Altro management. Altro allenatore. Nulla a che vedere con la squadra, disorganizzata e incerottata che, stasera, cercherà di ribaltare lo 0-1 di Stamford Bridge. Mancheranno Camoranesi, Zanetti, Sissoko e Legrottaglie. Praticamente il centrocampo titolare, più il regista difensivo. In queste condizioni, disputare la partita (quasi) perfetta diventa ancora più complicato. In ogni caso, bisogna crederci fino in fondo. Perchè questa non è - come dice qualcuno - la New Holland Fc. Questa, con tutti i suoi difetti, è pur sempre la Vecchia Signora. C'è solo una Juventus. Società all'avanguardia per oltre un secolo ed oggi senza più punti di riferimento. Una storia (quasi) perfetta, sporcata dal sangue di Calciopoli. C'è solo una Juventus: anche se oggi, purtroppo, è gestita da un drappello di incompetenti. C'è solo una Juventus: anche se Molinaro non è Cabrini e Iaquinta non assomiglia certo a Roberto Bettega. C'è solo una Juventus. Che, stasera, pur con tutti i suoi limiti attuali, cercherà di giocare la partita (quasi) perfetta. Sperando che il quasi sia indolore.

Un Melo non fa primavera (8 Luglio 2009)
La notizia è rimbalzata ieri sera nelle redazioni: la Juve ha acquistato Felipe Melo, giocatore della Fiorentina, per 20 milioni più il cartellino di Marchionni, valutato 5 milioni. In pratica, Melo è costato la folle cifra di 25 milioni: esattamente l'importo fissato dal furbo Corvino come clausola di rescissione. Nessun dubbio: l'affare l'ha fatto la Fiorentina, che un anno fa aveva pagato il giocatore appena 8 milioni. Mentre la Juve, che la scorsa estate si era rifiutata di spendere 18 milioni per assicurarsi le prestazioni di Xabi Alonso, ha compiuto l'ennesimo passo falso della gestione Elkann. E adesso vi spieghiamo perchè. Uno: Felipe Melo vale al massimo 15 milioni di euro. Quindi, Blanc e Secco hanno "sperperato" almeno 10 milioni. Due: Felipe Melo non è un regista, ma un centrocampista con le caratteristiche tecnico-tattiche di Marchisio. Il brasiliano svolge abbastanza bene le due fasi, ma non ha nulla a che spartire con D'Agostino, a lungo inseguito dalla dirigenza bianconera. Tre: prima ci si scandalizza per i 18 milioni chiesti da Pozzo per D'Agostino e poi se ne spendono 25 per un giocatore largamente sopravvalutato. L'ulteriore riprova che la Juve attuale ha le idee alquanto confuse. Quattro: Melo, pur non essendo superiore a Marchisio, toglierà spazio e visibilità all'ottimo centrocampista bianconero. Un clamoroso autogol, per una società che si è sempre riempita la bocca col progetto giovani. Ricapitolando: Felipe Melo è un buon giocatore, ma non certo l'uomo in grado di cambiare volto ad una squadra. Centrocampista vigoroso,  ma con scarsa visione panoramica del gioco, ha piedi educati ma non particolarmente ispirati. Non possiede il lancio illuminante di Xabi Alonso e nemmeno l'inventiva e le geometrie di Iniesta e Xavi. Un incontrista, più che un playmaker. Per giunta irresistibilmente attratto dai cartellini: 13 ammonizioni e due espulsioni nello scorso campionato. In definitiva, Corvino, che già aveva preso per i fondelli Blanc e Secco sborsando appena 8 milioni per Mutu, ieri sera ha concesso il bis.

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