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Scritto da Renato La Monica
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Venerdì 03 Settembre 2010 10:15 |
Sono stato perdutamente innamorato della Juve 1897-2006. E il mio sostegno non è mai venuto meno. Neanche nel periodo più buio della mia lunghissima "militanza". Ovvero negli anni del Berlusconismo applicato al calcio, con Boniperti nelle vesti di spettatore più o meno obbligato. La Fiat non poteva permettersi certe follie ed io approvavo la linea societaria. Verranno tempi migliori, mi dicevo. Il mio ottimismo nasceva dalla presenza di Gianni ed Umberto Agnelli, due persone che amavano la Juve senza condizioni. L'attesa fu particolarmente lunga - 9 anni - ma forse ne valeva la pena. La Juve della Triade era una corazzata. E in un calcio normale gli scudetti vinti sul campo sarebbero stati 9 e non 7. Ma allora - come oggi - c'erano banchieri che dettavano legge. E alle squadre romane tutto era permesso. Altro che Moggi. Anche se qualcuno ci ha voluto far credere che un ex capostazione contasse più di Geronzi, Tronchetti e Berlusconi. Come sapete, dal 25 Giugno 2010 (come scritto nel pezzo "Io e la Juve: la fine del viaggio) ho deciso di "svincolarmi" dalla Vecchia Signora 2006/2010. In pratica, dopo 4 anni vissuti sull'orlo del precipizio, sono diventato un semplice simpatizzante. Intendiamoci: rimarrò sempre sintonizzato sulle frequenze della "vera" Juve. Ma non voglio avere nulla a che spartire con questa stupida parodia. Non voglio avere nulla a che fare con Marotta, Iaquinta, Amauri, Melo e tutta l'accozzaglia di bidoni arrivati a Vinovo nel post Calciopoli. Da simpatizzante è tutto terribilmente più semplice: se la Juve vince sono contento. Ma se pareggia o perde non mi faccio certo il sangue amaro. Tanto sono totalmente disincantato e disilluso. Tanto, dopo aver respirato i miasmi di Calciopoli, nulla può stupirmi o irritarmi. Non posso e non voglio farmi coinvolgere da questo squallore. E guardate che non è una questione di vittorie, ma di "rappresentanza". Con tutta la buona volontà non riesco proprio ad identificarmi con questa Juve pilotata dal pallido John, uno dei principali artefici di tutte le nostre disgrazie. E la presidenza di Andrea - come sospettavo - aveva il solo scopo di "camomillare" la piazza. Dopo aver misurato sul campo la scarsa autonomia operativa di Andrea, sono stato costretto a sventolare bandiera bianca. Mi arrendo al colpevole lassismo della società riguardo Calciopoli. Mi arrendo al ridimensionamento. Mi arrendo a questo clima da simpatica Sampdoria. Mi arrendo ai Pepe, ai Martinez, ai Rinaudo. Mi arrendo a modo mio: rifiutandomi di partecipare allo scempio. Come semplice sostenitore e non da innamorato. Mentre sarò eternamente innamorato della Juve 1897/2006. Perchè il mio cuore - non c'è alcun dubbio in proposito - rimarrà per sempre avvolto in una maglia bianconera. La numero 6 di Gaetano Scirea. Oppure la numero 10 di Platini e Del Piero. Oppure la numero 11 di Pavel Nedved. O la numero 17 di David Trezeguet.
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